Conclusione.
Con le letture dei filosofi di questo secolo termina la nostra
antologia filosofica. In essa abbiamo cercato di mettere in
evidenza i momenti salienti di quella che fin dall'inizio abbiamo
interpretato come una grande avventura.
Delle quasi duemila letture presenti nell'antologia, molte sono
state scelte obbligate. Per quanto riguarda le altre ci rendiamo
conto di quanto siano discutibili e criticabili soprattutto le
esclusioni, comprese quelle che riguardano il nostro secolo, al
quale comunque abbiamo dedicato circa un quarto dell'intero
lavoro.
Come filo conduttore del nostro cammino abbiamo inserito delle
introduzioni in cui abbiamo cercato di spiegare anche le idee che
ci hanno guidato e che ora ripercorriamo brevemente a conclusione
del lavoro.
Il pensiero greco ha messo in evidenza la tendenza della ragione a
dare una spiegazione della totalit dei fenomeni allo scopo di
giungere ad una conoscenza di tipo epistemico, cio universale e
incontrovertibile, del tutto distinta dalla doxa (opinione
soggettiva). Esso per ha rivelato anche altri aspetti, tendenze,
inclinazioni, modi di esprimersi della ragione, come la nesis
(l'intuizione intellettuale), in grado di far emergere un tipo di
conoscenza che talvolta supera le possibilit della dinoia
(conoscenza logico-discorsiva), e come il pensiero relativistico e
scettico (skpsis), che fin dall'inizio si  dimostrato critico e
provocatorio; mai convinto dai risultati raggiunti, pur con i suoi
eccessi (o proprio per quelli), esso ha dato un contributo
prezioso al progresso della ricerca.
Poi la novit cristiana, assurda per il mondo greco, del Lgos che
s'incarna in un uomo e in una storia. Da allora in poi ha preso
campo la tendenza della ragione ad antropologizzarsi e a
storicizzarsi. Infatti accanto alla gi nota inclinazione
all'universalit e alla costruzione di sistemi,  emersa per la
ragione l'esigenza dell'attenzione al particolare, al nuovo,
all'imprevisto. Cos l'uomo (come persona) e la sua storia sono
diventati fra i temi pi importanti della filosofia. Inoltre il
lgos  stato costretto a confrontarsi con una forte rivalutazione
della pstis (fede).
Agostino, filosofo cristiano,  un esempio dei nuovi ambiti in cui
la ragione  chiamata a cimentarsi. Egli infatti mette al centro
della sua riflessione l'uomo e la storia, e  propone  un tipo di
ricerca filosofica in cui la ragione si confronta continuamente
con la fede, in un confronto dal quale si sente non limitata ed
oppressa, ma stimolata e potenziata. Questo  il circolo
ermeneutico agostiniano che rimane ancora oggi un punto di
riferimento di sicuro interesse per la filosofia.
Il rapporto fra il lgos greco e quello cristiano  fin
dall'inizio non facile. Verso il quarto-V secolo si arriva a delle
formule di compromesso che lasciano intravedere una raggiunta
convivenza, un'armonia che offre vantaggi reciproci. Ma con la
riscoperta di Aristotele nel tredicesimo secolo emergono di nuovo
forti incompatibilit, che rimettono in discussione questo
rapporto. Il razionalismo di Aristotele e soprattutto quello di
Averro mostrano la tendenza alla negazione del particolare in
nome dell'universale. Ci appare evidente nella dottrina
averroista sull'intelletto attivo e passivo, che nega l'unicit di
ogni uomo in quanto essere dotato di ragione; infatti sia
l'intelletto agente che quello passivo sono intesi come entit
universali. La reazione si fa sentire soprattutto tra i filosofi
francescani. Fiduciosi in una razionalit che, senza rinunciare
agli universali, sia in grado di rispettare il valore assoluto di
ogni persona, essi elaborano una filosofia fondata sul primato
della libert e sulla dottrina degli status, sul concetto di
haecceitas e sull'esistenza di una sostanza individuale.
Affermando poi il primato della libert anche nel campo della
teologia, Ockham arriva a relativizzare le regole della logica.
Ci porta la filosofia ad una crisi che si accentuer con le
divisioni dottrinali e le guerre di religione, le quali furono
considerate allora come una sconfitta della ragione. La
convinzione, gi presente nel Medioevo, che la ragione fosse il
luogo in cui non solo ci si comprende e ci si intende, ma (se
ben usata) anche la strada per arrivare alla verit e quindi ad un
accordo, fu sostenuta con tenacia da numerosi intellettuali per
tutto il Cinquecento e Seicento. Essi erano fiduciosi che l'intesa
fra le varie confessioni religiose fosse possibile; si trattava
solo di dialogare e di utilizzare la ragione in modo corretto. Ma
dopo il fallimento di numerosi incontri interconfessionali, nei
quali la buona volont dei partecipanti appariva evidente, si
dovette ammettere che anche la ragione risultava inadeguata a
riconciliare i nuovi particolarismi e a risolvere la crisi.
Con la nascita della scienza moderna, appoggiandosi al nuovo
metodo che ad essa aveva dato origine, la filosofia riesce ad
uscire dalla crisi nel modo pi convincente. Inizia un nuovo
capitolo dell'avventura filosofica, caratterizzato dall'obiettivo
di costruire una mathesis universalis. In questo modo compare nel
pensiero moderno la tentazione razionalista, che sar poi la sua
caratteristica dominante. La rifondazione cartesiana dell'
epistme apre un grande dibattito fra gli intellettuali, nel quale
si distingue Pascal. Egli afferma che  perfettamente razionale
per la ragione ammettere di avere dei limiti e che l'esprit del
gomtrie, valido nel campo della scienza, non  adeguato a
comprendere il ben pi difficile, ambiguo e complesso mondo
dell'uomo, nel quale  presente la dimensione dialettica. Qui 
necessario un approccio razionale di tipo diverso, che egli chiama
esprit de finesse. E per quanto riguarda il rapporto con Dio non
c' nessun argomento che possa dare delle risposte conclusive per
la ragione. Rimane la necessit di scegliere (di scommettere),
legata sia alla ragione, sia all'esistenza (nella quale il non
scegliere  gi una scelta).
Poi l'illuminismo, che inizia chiedendo alla ragione di accettare
i suoi limiti (soprattutto nel campo della metafisica e della
teologia) in modo da favorire la tolleranza e la convivenza. Ma in
breve tempo esso arriva ad affermare un razionalismo esasperato,
una concezione della ragione come suprema auctoritas. Alla ragione
viene attribuita una funzione di tipo teologico-religioso, come
appare evidente dal fatto che essa viene indicata come la luce che
scaccia le tenebre, immagine da cui deriva la stessa parola
illuminismo. La ragione  inoltre ritenuta in grado non solo di
comprendere il senso della storia, ma anche di determinarlo e di
condurre l'uomo alle mete che essa si  prefissata. In questo
nuovo clima culturale, invero in modo piuttosto inconsapevole,
viene recuperata l'interpretazione della storia che era stata
propria di Gioacchino da Fiore e dei suoi seguaci; con una
differenza fondamentale e cio che dovr essere la luce della
ragione a realizzare il progresso dello spirito umano e le attese
escatologiche dell'uomo. Nasce il partito filosofico e inizia il
periodo del grande ottimismo e delle rivoluzioni.
Infine il ventesimo secolo con le smentite della storia, la crisi
definitiva del pensiero utopico e la fine del periodo delle
rivoluzioni. La ragione ha dimostrato di non essere in grado non
solo di dirigere la storia ma neppure di comprenderla. E il
razionalismo si  dimostrato un fenomeno culturale non solo con
forti componenti di presunzione, arroganza, sete di dominio, ma
anche con una tendenza autodistruttiva e nichilista, che era stata
gi intuita da Nietzsche, Weber e altri. La storia di questo
secolo ha vissuto il dramma delle sue pretese totalitarie; milioni
di persone hanno pagato un prezzo altissimo e le responsabilit
della filosofia sono risultate pesanti.
Dal pensiero di Dostoevskij, Nietzsche, Freud, Gdel, agli
avvenimenti di questo secolo come le guerre mondiali, i Lager, il
fenomeno del totalitarismo, la scienza e la tecnica messe al
servizio della corsa agli armamenti, lo sfruttamento del Terzo
mondo, il problema ecologico, gli elementi che hanno portato alla
crisi della modernit e del pensiero filosofico sono veramente
tanti. Cos si  passati dall'ottimismo acritico al pessimismo, al
relativismo, al nichilismo; la reazione di questa fine secolo
appare logica, e anche comprensibile come fenomeno legato
all'emotivit del momento.
Ma con il tramonto di questo secolo, insieme a chi propone il
relativismo pi radicale e parla di nichilismo e di fine della
filosofia, vi sono anche dei filosofi che, ricordandosi del detto
socratico che sapiente  solo Dio, si erano opposti al
razionalismo e alle sue pretese totalitarie e che ora non
accettano di rassegnarsi ad un relativismo senza speranze e senza
futuro; memori del fatto che la mancanza di ogni criterio
favorisce il sopravvento proprio di quel criterio che la storia
della filosofia fin dai tempi dei sofisti ha chiamato volont del
pi forte.
Di costoro ne vogliamo ricordare alcuni proprio in questa sintesi
conclusiva.
E cominciamo da Freud, il quale pur essendo un razionalista e un
positivista convinto,  poi giunto ad ammettere che l'inconscio
non rispetta n le leggi della logica, n quelle del metodo
scientifico e che nell'uomo la voce della ragione  fioca (Die
Stimme der Vernunft ist leise), proprio come avevano sostenuto gli
anti-razionalisti dell'Ottocento.
Fra coloro che hanno espresso posizioni critiche verso il
razionalismo ponendosi sul piano della logica, oltre a K. Gdel
(Quaderno terzo/5, letture 43 e 44), noto per aver dimostrato che
nessun sistema formale  del tutto autosufficiente, ricordiamo il
cileno Matte Blanco (Quaderno terzo/7, letture da 78 a 83). Egli
parte dal constatare l'esistenza di tre grandi crepe
epistemologiche: ai paradossi di Zenone e alla logica
dell'infinito, egli aggiunge la scoperta freudiana dell'inconscio
che non segue le regole della logica classica. Matte Blanco rileva
poi, accanto alla logica tradizionale basata sul principio di non-
contraddizione, la presenza nella mente umana di una logica
simmetrica che, se assolutizzata, distrugge il pensiero razionale,
ma che, se tenuta sotto controllo dall'uomo mentalmente sano, si
affianca all'altra logica e svolge un compito di grande importanza
nell'attivit della mente. Quindi egli conclude che vi sarebbero
nella nostra mente tre strutture logiche, quella tradizionale,
quella simmetrica e la bilogica, la quale utilizza entrambe le
precedenti. Ci rende il razionalismo del tutto improponibile.
Interessante  anche la posizione di Moretti Costanzi (Quaderno
terzo/7, letture 97 - 98), il quale, in polemica col razionalismo
astratto, propone una concezione della ragione legata alla persona
e ai modi di essere (livelli di coscienza). Per il filosofo umbro
lo scopo della filosofia non  quello di realizzare una conoscenza
che abbia raggiunto un improbabile livello epistemico, ma di
arrivare a quel modo di essere in cui  possibile comprendersi e
comprendere i grandi filosofi del passato che hanno espresso in
forme diverse quell'unica tensione alla sapienza e alla verit che
li accomuna. Per raggiungere questa meta, ricorda Moretti
Costanzi, bisogna elevarsi a quel presente filosofico che
travalica il tempo normale nel quale il progressista di oggi 
destinato inevitabilmente a diventare il reazionario di domani.
Di fondamentale importanza per il suo equilibrio fra razionalismo
e relativismo  l'itinerario filosofico di Popper, il quale,
soprattutto negli ultimi anni della sua vita, pur continuando ad
affermarsi razionalista (nel senso di anti-irrazionalista), giunge
a rifiutare quello che lui definisce razionalismo acritico o
radicale, o anche fede irrazionale nell'autosufficienza della
ragione, a cui contrappone l'umile e faticosa ricerca attraverso
la ragione critica che avanza per congetture e confutazioni, un
metodo di ricerca valido sia nel campo della scienza che in quello
della filosofia. Egli inoltre valorizza in modo particolare
l'intuizione intellettuale, senza la quale non si arriva alle
ipotesi e alle teorie scientifiche.
Notevole  la sua polemica contro il relativismo, verso il quale
ha parole del tipo di quelle che si usano verso il soldato che
diserta il campo di battaglia. Egli accusa i relativisti di subire
in definitiva il modo di proporsi della razionalit epistemica e
di confondere la verit con la certezza. La ragione non procede da
una certezza all'altra o dalla certezza allo scetticismo, bens si
muove nel suo cammino di ricerca attraverso congetture e
confutazioni, prove ed errori, tenendosi lontana dai due estremi.
Questo  il metodo che fa progredire la conoscenza ed ha nella
verit un irrinunciabile presupposto. Infatti senza di essa non ci
sarebbero neppure gli errori, n la possibilit della teoria
fallibilista, che  uno dei punti fondamentali del suo pensiero.
Siamo di fronte ad una tipica dimostrazione per assurdo.
Sulla stessa linea la polemica di Popper con i marxisti, i quali,
convinti che qualsiasi ragionamento esprima o mascheri interessi
di classe, ritenevano possibile solo una verit di classe, cio
un'opinione (doxa). Per il filosofo austriaco questo modo di
ragionare porta alla negazione della verit e alla distruzione
della stessa ragione, sulla quale invece egli fonda l'uguaglianza
e la pari dignit di tutti gli uomini (Quaderno terzo/5, letture
da 87 a 105).
In sintonia con Popper e in polemica con Habermas (Quaderno
terzo/5, l ettura 102) e con i postmoderni, K. O. Apel sostiene la
necessit di affermare un sensato fallibilismo. Il fallibilismo a
sua volta presuppone una qualche certezza, senza la quale il
dubbio stesso  impossibile. Infine dubbi e certezze richiedono
l'esistenza della verit, negata la quale anche la pretesa di
poter essere critici (criticare, essere critici di se stessi e
dare agli altri il diritto di criticarci) diviene logicamente
insostenibile. Senza la verit non  possibile lo stesso uso della
ragione e neppure il dialogo, inteso come luogo di relazioni,
utilizzato da Apel come base per una rifondazione della morale
(Quaderno terzo/7, letture da 85 a 88)..
Tra i filosofi pi coraggiosi e propositivi ricordiamo anche H.
Jonas, il quale polemizza con il pensiero utopico e prometeico e
con quelle filosofie della storia che hanno favorito le utopie.
Egli critica inoltre l'esagerazione tecnica, nel senso che il
successo della tecnica  stato eccessivo e ha reso l'uomo un
essere altamente pericoloso e nocivo per l'ambiente. Dopo aver
constatato che l'idea di progresso legata alla tecnica implica gi
di per s una dinamica quasi-utopica , ne mette in evidenza i
pericoli.
La sua filosofia della storia si riassume in questa domanda: Se
si ritiene l'individuo responsabile delle sue azioni, nonostante
le tante componenti presenti nella sua vita che non sono sotto il
suo controllo, perch le sue scelte non dovrebbero influire sul
corso della storia?. Jonas quindi nega che nella storia vi sia
l'inevitabilit e la predestinazione verso un determinato fine ed
afferma invece il principio della responsabilit (rendere conto
agli altri del proprio comportamento). Il filosofo constata che
ormai abbiamo scoperto la fragilit del pianeta di fronte
all'aggressione dell'uomo e, di fronte ad un futuro incerto,
ritiene che non ci rimanga altro che affidarci al nostro senso di
responsabilit, senza illusioni e senza sogni pericolosi. Per
Jonas la possibilit dell'esistenza dell'uomo sulla terra anche
nel futuro sta diventando il nuovo imperativo categorico e la
responsabilit personale, la riflessione razionale, la capacit di
previsione sono diventate qualit indispensabili (Quaderno
terzo/7, letture da 89 a 92).
Il cammino verso la verit e la sapienza rimane il compito
primario della ricerca filosofica, perch pi interessante e
credibile della filosofia come mestiere rimane la filosofia come
impegno di vita.
